È un atto di verità: sono una donna trans, non sono "donna e basta", ma di contro pretendo di non essere definita uomo. Questo non significa che io approvi i pronomi neutri — un obbrobrio letterario — dico solo di scrivere sui documenti l'evidenza. A me non dà fastidio essere definita trans, è la verità, ma so che, a specchio, molte come me vogliono a tutti i costi essere chiamate donne, esattamente come quelle genetiche. Psicologicamente lo siamo, sì, ma il corpo, pur essendo la punta dell'iceberg del nostro essere, va sempre considerato. Siamo donne indubbiamente diverse dalle donne biologiche, anche nel corpo. Se non impariamo noi in primis a essere oneste intellettualmente, a specchio ci troveremo sempre gente disonesta al rovescio, che ci chiamerà uomini.
Quindi penso sia la cosa più giusta che sui documenti si scriva "trans", o almeno "terzo genere", quando si fa il cambio anagrafico.
Capisco, ragazze, che avrete da dire: "Ma così siamo discriminate sul lavoro". Presupposto che sulla carta, secondo la legge italiana, questo non potrebbe essere fatto, nel concreto lo fanno lo stesso. Scrivere "donna" sul documento non ci protegge, perché al primo colloquio — diciamocelo francamente — a un occhio attento si capisce che siamo trans. Vi prego di non vederlo come una brutta cosa: noi dobbiamo essere fiere di essere ciò che siamo, senza filtri. Non aiuteremo mai la società a evolvere se dobbiamo metterci una maschera rassicurante. È importante essere accettate per quello che siamo: trans, e non è un crimine. Solo chi ruba e uccide dovrebbe vergognarsi (anche se alcuni non lo fanno).
Se siamo coerenti noi in primis, indurremo gli altri, anche il bigotto, a essere coerenti.
Un dolce abbraccio a tutti e tutte, e scusate la durezza del mio argomentare, ma sentivo il bisogno di spiegare la questione con fermezza, data la sua complessità